La direttiva Renzi sulla declassifica dei documenti riservati e segreti

Direttiva per la declassifica e per il versamento straordinario di documenti all’Archivio centrale dello Stato

Ai Signori Ministri della Repubblica

Al Signor Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio – Autorità delegata per la Sicurezza della Repubblica

Al Signor Direttore generale del DIS

Al Signor Direttore di AISE

Al Signor Direttore di AISI

Negli ambiti istituzionali e presso l’opinione pubblica è diffusamente posto il tema della consultazione degli atti conservati dalle pubbliche amministrazioni e, in particolare, dagli organismi di intelligence, come contributo per la ricostruzione di eventi che negli scorsi decenni hanno segnato la storia del Paese.

Allo scopo di corrispondere favorevolmente a tali aspettative, reputo necessario intraprendere da subito e in via straordinaria un percorso con l’obiettivo di rendere conoscibili in tempi ragionevoli, tenendo conto anche delle complesse operazioni a tal fine necessarie, gli atti relativi ad alcuni dei più significativi eventi sui quali si registra un ricorrente interesse.

A questo fine, si procederà al versamento della documentazione agli archivi di Stato, anticipando significativamente i tempi di versamento, di norma previsti in almeno 40 anni dalla cessazione della trattazione corrente, che può avvenire anche a distanza di molto tempo dall’evento cui gli atti si riferiscono. Continua la lettura di La direttiva Renzi sulla declassifica dei documenti riservati e segreti

La strategia del network dei trafficanti. Armi, rifiuti e oggi uomini

La Blue Sky M è ora a Gallipoli. Proviamo a studiarne la storia recente: secondo le informazioni dei registri navali, il 5 dicembre arriva a Varna, sul Mar Nero, Bulgaria. Sono saliti lì i 900 profughi siriani? Improbabile. E’ plausibile, invece, una tappa “tecnica” in Turchia. O, come si può ipotizzare leggendo i log di marinetraffic, direttamente in Siria. Ma questa è la parte più semplice della storia. Come si organizza un viaggio del genere? Intanto servono tanti soldi, investimenti importanti. La nave va acquistata, va pagato – molto bene – l’equipaggio, vanno corrotte un po’ di autorità navali e doganali. Secondo un giornale romeno l’ultimo proprietario – la Info market di Costanza, Romania – avrebbe venduto una quindicina di giorni fa a dei siriani la nave. Ora dovrebbe risultare da qualche parte chi era il manager della nave (la società che gestisce l’equipaggio, i rapporti con autorità, etc.). Sempre dai registri risulta in questo ruolo una società di Cipro.
Quindi, riassumendo: esiste una rete che coinvolge almeno quattro nazioni (Cipro, Romania, Siria, Moldavia), con la compiacenza di almeno atre due nazioni (Turchia e Grecia), in grado di investire cash milioni di dollari, per guadagnarne dieci volte tanto.

La motonave Rigel, in fase di carico nel porto di Marina di Carrara nel 1987
La motonave Rigel, in fase di carico nel porto di Marina di Carrara nel 1987

Torniamo indietro di qualche anno. Anni ’80: esisteva questa rete, si occupava di trasporto di rifiuti, facendo sparire al momento opportuno navi e prove. Si occuparono, ad esempio, della Rigel, sparita nel nulla il 21 settembre del 1987. Le zone sono le stesse, i paesi coinvolti gli stessi. Lo stesso network. E non a caso la nostra intelligence nel 2006 segnalava una vecchia conoscenza: Giorgio Comerio. Certe storie sono infinite.

Greenpeace in azione contro ‘Sblocca Italia': “Renzi, più trivelle per tutti”

VIDEO / Greenpeace in azione contro lo “Sblocca Italia”: “Renzi più trivelle per tutti”.

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Martedì 14 ottobre un gruppo di una decina di attivisti di Greenpeace ha occupato la piattaforma offshore “Prezioso”, gestita dalla società Eni Med., in protesta contro il decreto “Sblocca Italia” che ha liberalizzato le perforazioni petrolifere nel mare italiano. Continua la lettura di Greenpeace in azione contro ‘Sblocca Italia': “Renzi, più trivelle per tutti”

Le note del Sismi sull’imprenditore Giancarlo Marocchino

Nelle carte del Sismi sul caso Alpi-Hrovatin appena desecretate, ricompare il nome dell’imprenditore italiano, mai indagato ma indicato come uno dei principali trafficanti di armi e rifiuti tossici verso la Somalia

L'imprenditore italiano Giancarlo Marocchino
L’imprenditore italiano Giancarlo Marocchino

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Omicidio Alpi: nelle carte del Sismi la pista italiana dimenticata da Taormina

I nuovi documenti declassificati dall’intelligence militare mostrano come i nostri servizi sapessero che l’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin è legato al traffico d’armi gestito da italiani per sostenere il generale Aidid, nemico giurato degli Usa. Una pista troppo scomoda per la politica?

La nota del Sismi: "Alpi e Hrovatin uccisi perché avevano scoperto traffico d'armi nel porto di Bosaso"
La nota del Sismi: “Alpi e Hrovatin uccisi perché avevano scoperto traffico d’armi nel porto di Bosaso”

Sono le 17.40 del 9 febbraio 2006 quando Carlo Taormina, deputato di Forza Italia, chiude ufficialmente i lavori parlamentari d’indagine sull’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, i due giornalisti di Rai3 uccisi in un agguato a Mogadiscio il 20 marzo del 1994. Due anni di inchiesta, serrata, che termina con l’audizione più importante, paradossalmente tenuta in fondo alla lista. Per due giorni i parlamentari ascoltano il racconto di un somalo, Abdullahi Bogor Muse, a capo dei migiurtini del clan Dorod, popolazione del nord della Somalia. È l’ultima persona che Ilaria Alpi intervista, cinque giorni prima di morire. “Avete parlato di armi?”  chiede il presidente Taormina “Sì, di armi”, conferma Bogor Muse. Peccato che di quella intervista durata almeno tre sono rimasti appena venti minuti. E nessun cenno di traffici di armamenti. Gran parte delle immagini sono sparite.  Continua la lettura di Omicidio Alpi: nelle carte del Sismi la pista italiana dimenticata da Taormina