La strada Garowe-Bosaso nel nord della Somalia, costruita con i soldi della cooperazione italiana (foto di Francesco Cavalli)

Desecretazione, i dossier “spariti” alla Camera

Desecretazione, i conti non tornano. Il numero dei documenti presi in considerazione è di molto inferiore a quello che risulta dagli indici: poco più di un centinaio di dossier. Che fine hanno fatto gli altri fascicoli? 

Raccontano che negli archivi della Camera ancora oggi vi siano documenti secretati del Risorgimento. Faldoni classificati con le gesta di Mazzini e Garibaldi, l’ascesa dei Savoia e la guerra ai “briganti”. Leggende, forse. Anche perché nessuno può aprire i fascicoli con il timbro «segreto» o «riservato». Negli scaffali di legno pregiato di palazzo San Macuto a Roma – a pochi passi dalla chiesa simbolo dei gesuiti, Sant’Ignazio di Loyola e dal Collegio Romano – sono custoditi buona parte dei segreti della Repubblica.

Qui era conservato il verbale dell’audizione di Carmine Schiavone dell’ottobre del 1997, qui ci sono documenti – acquisiti dalle Commissioni parlamentari d’inchiesta – con titoli che danno i brividi: «Traffico di rifiuti industriali in Somalia», ad esempio. E annotazioni dei nostri servizi segreti che recano come oggetto «il caso di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin».

NON APRITE QUEGLI ARCHIVI

Carte custodite sotto segreto, inaccessibili. Che neppure i deputati possono consultare, come dimostra l’ultimo “no” dei Servizi all’apertura degli archivi, risalente alla primavera scorsa: risulta al manifesto che tra l’aprile e il maggio del 2013 l’agenzia Aise (l’ex Sismi, il servizio segreto militare) abbia negato l’autorizzazione a un ufficio di Montecitorio che chiedeva la declassificazione dei documenti riservati acquisiti dalla Commissione parlamentare sui rifiuti presieduta da Gaetano Pecorella.

La nave Latviya nella rada di La Spezia
La nave Latviya nella rada di La Spezia

Sui traffici di rifiuti, sulle navi cariche di veleni affondate nel Mediterraneo, sull’omicidio della giornalista del Tg3 Ilaria Alpi e dell’operatore Miran Hrovatin – tutti argomenti di cui i Servizi hanno sempre dichiarato di non essersi occupati direttamente – ancora oggi c’è il segreto. Un’esigenza di riservatezza tale che nella scorsa legislatura, di fronte ai commissari parlamentari, i direttori delle due agenzie d’intelligence hanno dichiarato di non ricordare attività d’informazione passate o attualmente in corso sui traffici internazionali di scorie. Anche se sono migliaia i documenti sul tema inviati da Aisi e Aise, i servizi civili e militari, alle varie commissioni: più di ottomila mostrati alla sola Commissione parlamentare sul caso Alpi-Hrovatin, come dichiarato dal generale Sergio Siracusa sentito come testimone nel marzo 2012 davanti al Tribunale di Roma.

DESECRETAZIONE A METÀ

Nell’ultimo ufficio di presidenza della Camera è stata ampiamente discussa la richiesta di desecretazione presentata lo scorso dicembre da Greenpeace – e appoggiata da il manifesto. La vicepresidente Marina Sereni (Pd) ha annunciato i risultati di una prima ricognizione dei fascicoli attinenti alla richiesta di Greenpeace, curata dai funzionari che si occupano dell’archivio storico della Camera dei deputati. E i conti non tornano. Fonti interne alla Camera, consultate dal manifesto, raccontano di una quantità di documenti decisamente inferiore al numero che risulta dagli indici elaborati durante l’ultima commissione. Complessivamente, considerando quattro commissioni d’inchiesta sui rifiuti e quella sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, i consulenti di Montecitorio hanno sottoposto alla presidenza poco più di un centinaio di dossier da avviare alla desecretazione. Che fine hanno fatto gli altri fascicoli?

Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, uccisi in Somalia il 20 marzo '94
Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, uccisi in Somalia il 20 marzo ’94

«Quei documenti non avevano un inventario analitico – fa sapere una fonte che chiede l’anonimato – per cui abbiamo dovuto stabilire dei necessari criteri di ricerca». Alla fine, delle migliaia di documenti inviati dai servizi segreti alla Commissione Alpi-Hrovatin, delle migliaia di dossier acquisiti dalle commissioni sui rifiuti (sono più di 600 solo per la Commissione Pecorella) sono stati selezionati solo 152 documenti da avviare alla desecretazione: 70 dell’Aise, il servizio di intelligence estera (40 documenti segreti e 30 riservati), 5 dell’Aisi (il servizio di intelligence interna), 20 del Copasir, il comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti, e una cinquantina di atti giudiziari. Di tutti gli altri documenti non verrà nemmeno chiesta la desecretazione alla magistratura e ai servizi di sicurezza. Rimarranno chiusi – forse per sempre – accanto alle carte segrete del Risorgimento.

I FUNZIONARI DEL SEGRETO

Ci sono funzionari che custodiscono i segreti della Repubblica. Le cui carriere attraversano e osservano con distaccato riserbo il susseguirsi di legislature e stagioni politiche. Alti dirigenti che – specialmente nei momenti di crisi e di rivolgimenti istituzionali – stanno a guardia dei misteri che accompagnano la storia dell’Italia repubblicana, legislatura dopo legislatura. Come i funzionari che hanno effettuato la ricognizione negli archivi della Camera, alla ricerca dei documenti da declassificare. Utilizzando criteri riservati rispetto ai quali non è facile risalire alla decisione ultima, nella catena di comando: chi ha deciso cosa scegliere nel gigantesco archivio? Paradossalmente non appare semplice dare una risposta.

La strada Garowe-Bosaso nel nord della Somalia, costruita con i soldi della cooperazione italiana (foto di Francesco Cavalli)
La strada Garowe-Bosaso nel nord della Somalia, costruita con i soldi della cooperazione italiana (foto di Francesco Cavalli)

Contattate dal manifesto, fonti della Camera hanno spiegato di aver scelto alcune parole chiave per selezionare i dossier da rendere pubblici: chiavi di ricerca come “navi a perdere”, “affondamento”, “rifiuti”, escludendo tutti i documenti che non contenessero quei riferimenti diretti. Come, ad esempio, alcune carte sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. O come i fascicoli sul traffico d’armi, strettamente collegato con la rete di intermediazione che spedisce nei paesi africani le scorie delle nostre industrie.

Esclusa anche la Somalia, vero crocevia dei peggiori affari italiani. Un’interpretazione restrittiva della richiesta di Greenpeace (che ha chiesto la desecretazione dei fascicoli sulle “navi a perdere” e sui traffici internazionali di rifiuti) che si presta a innumerevoli contestazioni. «Dovevamo cercare la migliore collaborazione istituzionale – continua la fonte della Camera – per aprire un discorso su questi argomenti rispettando le esigenze della magistratura…e di tutte le autorità che si occupano di questi temi». Come gli stessi Servizi.


Andrea Palladino e Andrea Tornago

Toxicleaks per il manifesto

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